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 Tour in Solitaria. Foto e Non Aggiornamenti

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Claude03 Posted - 11 ago 2013 : 19:36:12
Salve,

pobblico delle foto, qui, sul forum, del mio tour. Tutto molto bello, davvero. 1300 chilometri, circa, poco più. Sette giorni.
Ho un diario di viaggio, già pubblicato, già on line, con foto e testi, che pubblicherò sul forum, in qualche modo, se sarà possibile un giorno. Diventeranno memoria, non possono più essere aggiornamenti. Volevo ringraziare chi mi ha supportato, Jackomino, StrayRunner, 125m e quanti mi hanno dato la loro disponibilità, davvero,grazie mille e spero si poter ricambiare in qualche modo.
Vorrei mettere anche il percorso, vedrò di mettere una foto il meno sgranata possibile...

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20   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
riz Posted - 27 mar 2020 : 09:18:40
ti capisco. anche io ho subito un fermo forzato per un paio di anni e avrei voluto fare qualcosa questa estate... ovviamente doveva anche saltar fuori sto virus, altrimenti non ce n'era abbastanza

attenderò comunque ogni tuo nuovo diario di viaggio con molto piacere!

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Homo Nocturno
Claude03 Posted - 25 mar 2020 : 00:19:18
Citazione:
Messaggio inserito da riz

Lo leggerò più che volentieri!
Non è un'avventura nuova, certo, ma non siamo noi i primi a cui piace essere anacronistici?!

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Homo Nocturno



Ciao Riz! Si, è vero... In effetti hai ragione!

Ci sono anche il 2014 ed il 2015, li avevo già pubblicati.
Il 2016 l'ho fatto di 4000km con un vecchio Mercedes del '69, ITALIA-DANIMARCA-ITALIA. Anche lì ho fatto il "diario", ma ovviamente non l'ho pubblicato qui.
Poi non ho più potuto "rinfrescare" l'esperienza e rimettermi in strada. Speravo in questo 2020, ma... al momento, in questo preciso momento, non credo di poterlo fare. E vabbè...

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.
Claude03 Posted - 25 mar 2020 : 00:14:16
Citazione:
Messaggio inserito da Raffa1975

Caspita sei un gran letterario.
COMPLIMENTI per le tue imprese.

CiaoRaffa1975.



Grazie, grazie mille! Spero ti sia divertito a leggere! Le foto volendo sono nella parte vecchia del post, magri non sono subito riconducibili al testo, ma una piccola idea magari, anche visiva, può essere utile! :-D

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.
riz Posted - 24 mar 2020 : 12:49:57
Lo leggerò più che volentieri!
Non è un'avventura nuova, certo, ma non siamo noi i primi a cui piace essere anacronistici?!

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Homo Nocturno
Raffa1975 Posted - 23 mar 2020 : 21:34:17
Caspita sei un gran letterario.
COMPLIMENTI per le tue imprese.

CiaoRaffa1975.
Claude03 Posted - 23 mar 2020 : 19:11:48
Citazione:
Messaggio inserito da Claude03

Citazione:
Messaggio inserito da Claude03

Salve,

pobblico delle foto, qui, sul forum, del mio tour. Tutto molto bello, davvero. 1300 chilometri, circa, poco più. Sette giorni.
Ho un diario di viaggio, già pubblicato, già on line, con foto e testi, che pubblicherò sul forum, in qualche modo, se sarà possibile un giorno. Diventeranno memoria, non possono più essere aggiornamenti. Volevo ringraziare chi mi ha supportato, Jackomino, StrayRunner, 125m e quanti mi hanno dato la loro disponibilità, davvero,grazie mille e spero si poter ricambiare in qualche modo.
Vorrei mettere anche il percorso, vedrò di mettere una foto il meno sgranata possibile...




Sono memorie, non sono aggiornamenti.
In questo momento ricordo chiaramente di aver lasciato indietro, tralasciato qualcosa; molti sono i propositi abbandonati che verticalmente mi attraversano la mente. Tra tutti questo: la pubblicazione del diario di viaggio del 2013.
E mi scopro a rileggere tutto. A ricordare tutto. A sentire tutto. E tutto sembra funzionare in questo spazio scritto, che mi fa un po' riflettere e rimpiangere quei momenti. In cui il tempo si piegava, quasi come la strada.
Ma è così.
E ogni proposito può diventare un debito, quasi come una promessa. Quindi, dopo un po' di tempo, ecco. Per chi vorrà leggere.
Grazie grazie grazie, nuovamente, a tutti per l'enorme e prezioso supporto.

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.



Ah! Tutto è nella pagina precedente... Si sono invertiti i post...

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.
Claude03 Posted - 23 mar 2020 : 16:10:56
Citazione:
Messaggio inserito da Claude03

Salve,

pobblico delle foto, qui, sul forum, del mio tour. Tutto molto bello, davvero. 1300 chilometri, circa, poco più. Sette giorni.
Ho un diario di viaggio, già pubblicato, già on line, con foto e testi, che pubblicherò sul forum, in qualche modo, se sarà possibile un giorno. Diventeranno memoria, non possono più essere aggiornamenti. Volevo ringraziare chi mi ha supportato, Jackomino, StrayRunner, 125m e quanti mi hanno dato la loro disponibilità, davvero,grazie mille e spero si poter ricambiare in qualche modo.
Vorrei mettere anche il percorso, vedrò di mettere una foto il meno sgranata possibile...




Sono memorie, non sono aggiornamenti.
In questo momento ricordo chiaramente di aver lasciato indietro, tralasciato qualcosa; molti sono i propositi abbandonati che verticalmente mi attraversano la mente. Tra tutti questo: la pubblicazione del diario di viaggio del 2013.
E mi scopro a rileggere tutto. A ricordare tutto. A sentire tutto. E tutto sembra funzionare in questo spazio scritto, che mi fa un po' riflettere e rimpiangere quei momenti. In cui il tempo si piegava, quasi come la strada.
Ma è così.
E ogni proposito può diventare un debito, quasi come una promessa. Quindi, dopo un po' di tempo, ecco. Per chi vorrà leggere.
Grazie grazie grazie, nuovamente, a tutti per l'enorme e prezioso supporto.

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.
Claude03 Posted - 23 mar 2020 : 15:55:42
sabato 3 agosto 2013
370. Circa.


Partire con l'ansia degli anatemi lanciati a me dalla mia famiglia non è molto bello. Nemmeno stimolante.

Mi alzo:
È una bella giornata, previsto caldo. Finalmente si parte. Mete non del tutto pianificate, Lambretta in ordine. Vestiario leggero, essenziale, si va. Apro le porte e porto fuori la cinquantenne: qualcosa non torna. Il manubrio ha un lasco, un gioco, di cui non mi ero accorto, eppure avevo controllato tutto... In un capannone, che per comodità chiamerò garage, gonfio le gomme, sempre col tarlo di quel manubrio che mi dovrebbe accompagnare per 1500 km...

WhatsApp:
Il mio meccanico di fiducia c'è anche alle nove del mattino di sabato tre agosto. Grande! Non mi abbandona!
Chiedo:
"Ciao A.! Sto per partire... Ho lo sterzo che ha un po' di gioco destra-sinistra. Tipo tra sterzo e canotto. È normale?"

"Non va bene, devi stringere il vitone a brugola sotto il fanale"

"Merda... Prima di partire immagino..."

"Dai ci metti 5 min"

"Lo faccio subito."

"Bravo"

Mando una foto esplicativa

e chiedo:

"Questo?"

"Si esatto"

"È già stretto. Cazz! Si muove sotto... Lì è fermo, è il manubrio che si muove..."

Video esplicativo di dieci secondi. Capirà? Si miove anche il telefono col manubrio!

"Pare che si siano svitate le 3 viti con la chiave da 10"

"Dove sono?"

"Una si vede nel video, è quella con la linguetta ferma cavi di alluminio proprio davanti
Le altre sono uguali ai lati"

"Quella davanti è spanata..."

"No c'è un dado sotto devi smontare il musetto......"

"No, non è possibile...m@.da."

"Ma come hai fatto a non accorgertene prima?"

Penso: "A.caPPero... Se me ne fossi accorto avrei risolto!"

Io: "Se smonto le tiro tutte da lì?

Mi sono accorto stamattina. Per me fino a ieri era tutto ok."

"Si

Che strano"

"Infatti.

"Va ben. lo faccio."

"Si dai"

"Finito!

Cazzo.

Quasi due ore..."

"Vai parti"

"Grazie A.!
Smontato, tirato quel che son riuscito a tirare e rimontato. Difficoltà a smontare causa una vite spanata, sotto al nasello/parafango. Dovrebbe esser tutto ok!"

In sostanza: due ore di ritardo sulla tabella di marcia, Lambretta operata. Rimessa in sesto e via. Tre amici mi accompagnano per la prima parte del viaggio, i primi km, la prima giornata; mi hanno atteso, passato attrezzi e sentito imprecare con varie inflessioni, anche cantando! Come inizio non c'è male.


Caldo:
Carburazione grassa, troppo grassa, anche in pianura, anche a sud, in Valsugana. Temo che al passo del Tonale dovrò spingere la Lambretta per salire. Provo due salite a 500 metri prima della "big one", per capire... Ma è tutto regolare, va tutto molto bene, affronto tornanti e salite in terza. Apro in quarta. Sale. Nessun problema. Birretta e Mi congedo dai miei compagni di viaggio: ore 18 passate da un po', mi restano 180 km prima della meta. E il Tonale. Lo temo, non so perché ma... Io lo temo.
Alla prima galleria mi sento felice, accelero, sorrido, baciato dal sole e morso dal caldo. Mi abbarbico tra i monti da solo, bel paesaggio, limpido, tiepido, fresco, tanto da farmi pensare di indossare il giubbotto in pelle. Desisto fino a 1500 metri quasi, ma poi cedo, e indosso lo scudo per il freddo.


Intanto...
non va. Accelero, e soffoca. Scalo; e soffoca. Più salgo di altitudine, più scendo con la marce, più soffoca. Ultimi km in seconda marcia, grave e lento, solo. Libertà e ansia di esser solo; ansia e paura di esser abbandonato. Arrivo. Scendo dal goffo destriero. Vedo la neve sulle cime il giorno 3 agosto 2013. Una foto al panorama. Magnifico. Una chiazza di olio si espande inesorabilmente, goccia dopo goccia, cresce ad ogni secondo, sotto alla ruota posteriore. Da sotto la sella sgorgano rivoli di petrolio per miscela. Ma Non importa. È bello così. Non impreco, o solo un po'...
Chiamano al telefono.
Scendo dal tonale, abbandono l'altura. Direzione Ponte di Legno. Edolo. Aprica e i distributori coi vecchi lambrettisti milanesi curiosi. Sondrio. Tangenziali vietate. Dervio. Bellano. 1000 metri più sta l'arrivo.
Arrivo. 370 km. Vino e frutta come cena. Niente male come inizio.
2.39: la carne si riposa.


domenica 4 agosto 2013
... Una passeggiata...


Si ritorna verso sud, con calma; caldo incredibile anche a quota 1000.
Ieri Padova-Vendrogno. Oggi Vendrogno-Legnano, mitica e mitologica -oramai- città, famosa per le biciclette e per "l'Albert de Giussan" - Scimmiotto il dialetto locale per iscritto, improvviso una inflessione barbara, ma il risultato non convince nemmeno me-.
Ore 16.00, partenza.
Scendendo per poco non mi ammazzo. Il caldo ed il poco limoncello fanno effetto, anche il liquore alla liquirizia partecipa come co-protagonista alla scena.
Da Bellano direzione Dervio, Dongo, Menaggio, Como. Bello, tutto molto bello, impervio, aspro e dolce allo stesso tempo…

A Dongo faccio una sosta. Mi fermo in un bar, sembra un posto tranquillo, in piazza, fronte lago. Sorrido, accosto. Parcheggio. Entro ed ordino una birra, bionda, piccola, comune. Mi siedo ed osservo. Davanti a me sembra esserci una sorta di mercatino dell'usato: compaiono libri, quadri, cianfrusaglie di ogni tipo. Forni a microonde e paralumi degli anni '70 spuntano dalle porte delle station wagon adibite a furgone commerciale. Commoventi i personaggi che tentano di proporre simil mercanzia.
Decido che tutto ciò non mi interessa.
La tranquillità dimora in me e nel locale, fino a quando un tizio, dal cervello impallato, inizia ad urlare come un ossesso, a piagnucolare senza compiuta favella ed a recitar improperi contro una coppia della razza dominante del luogo nel periodo estivo. Questa gente dalla folta criniera giallo paglierino non si interessa punto a quanto accade; non si stupisce, volge lo sguardo altrove e imperterrita -mentre probabilmente pensa che l'italiano medio sia normalmente idiota, grazie anche a chi porta la nostra immagine nel mondo- finisce di sorseggiare la cena. Guardo l'orologio: sono le 17.52. Penso tra me e me: "al nord Europa deve essere buona cosa rispettare le usanze e anche la digestione deve essere puntuale".
Certe volte mi chiedo che fine farebbero certe scene se io non fossi presente, se non le vedessi o non le potessi raccontare. E rimango sempre interdetto tra il: "se non ci fossi io a vederle esisterebbero lo stesso", e il "se non ci fossi io a vederle non esisterebbero". Poi l'intuizione: se percorrendo una strada, nella fitta nebbia padana, mi imbattessi in una curva, sarebbe difficile pensare che la curva non esistesse, pur non vedendola... Soprattutto pensando agli esiti finali della cosa. L'empirismo a volte aiuta. Ciò non risolve molti degli altri miei dubbi o problemi, ma è pur sempre un abbrivio verso una misera consapevolezza.
Pago la birra e mi faccio offrire un bicchier d'acqua da una gentile cameriera incuriosita dalla mia persona. E ciò mi fa piacere.
Salgo sul mio ferreo e tenace destriero, direzione Como.
Il lungo lago è costellato di osterie, hotel, bar più o meno inutili. Ad esempio: "Bar da Marisa". Deserto; solo la proprietaria ed una donna, che ha tutta l'aria di essere un'amica, sedute all'esterno del locale, sul marciapiedi fronte strada. Dentro ammassi sferici di fieno rotolavano sul banco. In compenso la concorrenza, 100 metri dopo, annaspava e soffriva - o meglio, s'offriva, tant'è, sempre di sacrificio si tratta- tra le ascelle fetide dei motociclisti. Deduco che una curva d'asfalto può decidere la sorte in questi paesi lacustri.
Mi fermo al distributore poiché la miscela nel serbatoio scarseggia. Benzina. Olio. Agito. Un colpo di pedale e via!

Seguo Varese per ambigua via, poi...
Olgiate comasco.
Qualche motociclista saluta, forse apprezza lo sforzo...
Tradate. Tristissima città. Ho provato spavento nell'attraversarla, sembrava il Salento più misero, quello disperso, la Specchia del nord.
Gornate,
Gorla.
Tutto in mezzo al verde. Incredibile. La "Costa del Re" è colorata e fresca. Non sembra Lombardia...
Castellanza,
Legnano.

Arrivato. Oggi 180 km circa. In confronto a ieri una passeggiata!


lunedì 5 agosto 2013
Mentre lor fanno del mio corpo lauto banchetto...


Poca strada oggi, ma percorso interessante nonostante tutto. Da Legnano mi dirigo ancora verso sud, direzione Pavia, patria di zanzare e risaie.
La strada, sulla carta, sembra monotona, mi aspetto fabbrichette, fabbriche, fabbriconi. E invece no. Non è così. La realtà, a sud di Milano, si compone anche di zone rurali, piuttosto vaste e dal paesaggio quasi interessante. Le usanze di questi luoghi sembrano non esser difformi da quelle della terra veneta, fatta ancora, nella parte "bassa", di costumi agricoli forti e radicati. Testimone ne è anche l'odore, o profumo, che questa terra emana. Mi sovviene alla mente un Renato Pozzetto a bordo di un trattore color arancio, di fabbricazione italiana, che scorrazza nelle vie centrali della Milano anni '80. Nonostante la mia surreale immaginazione, coadiuvata dalla celluloide cinematografica, non è passato poi così tanto tempo…

I navigli.
Questi sconosciuti... Non so praticamente nulla di questi corsi d'acqua, smilzi e diritti per la maggior parte del loro percorso, che, per quanto ho visto io, sembrano scorrere tutti, o quasi, verso Milano. Vie e modi di approvvigionamento per la grande città vampira che si nutre e si serve del territorio circostante; obsoleta reminiscenza.

Verso sera.
Parto tardi, l'imbrunire incombe. Dopo le otto il bordo strada per Pavia-Binasco si popola di figure femminili può o meno dolci e docili, dal crine tinto, serve e sfruttatrici, allo stesso tempo, del petrolio e dell'asfalto. Fatto abituale in tutta la zona, come i clienti del resto; "non ragioniam di lor, ma guarda e passa".

Passo la notte da un amico. Mi fa piacere ritrovarlo dopo un po' di tempo. Mangiamo e libiamo a misura. Discutiamo e ci rallegriamo. Il riposo può attendere, almeno per un po'. Oggi giornata tranquilla. Domani vedremo. Appuntamento con Hemingway e destinazione "Case Sottane".

Sveglio nella notte penso: " come era qui 50 anni fa?". Non trovo la risposta, tra le zanzare cerco di riposare mentre lor fanno del mio corpo lauto banchetto…


martedì 6 agosto 2013
Transumanza.

Riparto dalla zona a nord di Pavia. Colazione a Binasco, carico, metto in moto e parto. So la strada, almeno fino ad un certo punto. Ho già visitato la Certosa anni fa, sotto un acquazzone, non ero solo. Tuttavia decido di fare una capatina e vederla da fuori. Lungo il viale che porta alla Certosa gli alberi folti creano una barriera d'ombra invitante. Vado piano, lento, mi godo l'arrivo a questo spettacolo pavese. Tutto è come qualche anno fa: parcheggio incustodito a pagamento, strada non accessibile, ristorante in rovina prima dell'entrata. Tutto è uguale...
Osservo, ricordo, penso... Amareggiato dal passato volgo i cavalli altrove e torno verso la strada che porta al centro di Pavia. I miei pensieri provano a seguirmi ma per un po' non ci riescono e rimangono indietro, alla porta della Certosa.

Accelero verso il centro città, entro. Errore. Ci metto mezz'ora per uscire, senza vedere niente di interessante, concentrato come ero ad uscire col navigatore dalla città. Finalmente uno spiraglio verso Broni, faccio sosta non appena la strada intrapresa è unica e sicura, o quasi.

Mi fermo una osteria. Non c'è nessuno, sono le 11. Scendo, spengo. L'oste mi porge la bevanda che ho appena ordinato: sembra un uomo tranquillo, sicuro di non fallire con quell'attività che da anni gestisce, e prima di lui probabilmente toccò ai genitori. L'antica trattoria, insomma, è un bene di famiglia.
Mi accomodo fuori e sorseggio il liquido nero a base di caffeina. Guardo la strada dalle ampie carreggiate; ampie e quasi deserte. Meglio così...
Ad un tratto un avventore. Siamo in tre a frequentare 10 metri quadri ora. Alto, grassoccio, parla da solo all'entrata, ed all'uscita porta con sè un caffè e un bicchier da mezzo litro d'acqua. Sorseggia a turno assaggiando entrambe le temperature, bofonchiando e parlando sommesso. Da solo. Non ha auricolare, non ha destinatario. Parla. Da solo. Poi Entra, svuota le mani, esce, va verso il parcheggio e verso il suo mezzo.
Poco dopo, dall'uscio dell'osteria, con la leggerezza dell'oste che sa trattare con leggerezza, sapienza e stile i propri clienti, si sente un grido: "Oo, capo! Capo! Hei! È pronto, cazz". Il ragazzo ha classe da vendere.

In strada verso Bobbio.
Faccio miscela; ho fretta, e non so perché. Non ho appuntamenti. Ma ho fretta. Forse di far miscela. Vorrei esser a Bobbio per pranzo. Impossibile, sono le 11.45. La strada sulla carta però è poca... Ci provo... Ed abbandono subito il proposito. La parte di strada che passa per Volpiano, da Santa Maria della Versa è bella, in salita, piena di buche, gialla, con vigneti in ogni dove. Cerco la strada a naso. Uso il navigatore per sicurezza. Bello il panorama, mi sento piccolo.

Proseguo e sono le 13 circa. A Le Moline cedo. Antica Osteria. Proviamo, mangio con calma: il prosciutto cotto alla brace è buono, molto, e non lo sapevo! Vino rosso, caffè, una caricata al telefono, due parole coi gestori e riparto.

Stupendo il ponte romano a Bobbio. E anche le bellezze femminili che nell'acqua trovano conforto!
E in centro città trovo qualcosa che dalle mie zone proviene…

L'appennino è lento, insidioso, ma bello. Incidente grave, molto grave. Frontale tra una vespa ed un'auto. Elicotteri, ambulanze, barelle. Cerco di non guardare, di non pensare. È appena successo. Mi fermo a fare miscela, scosso, non voglio più proseguire, mi faccio venire a prendere.
Al distributore un uomo mi chiede se vengo da Bologna; vede la targa e deduce. Dico di essere di Padova. Lui conosce la zona, sa che mangiamo i cavalli, mi dice che ho fegato per essere arrivato fino a qui. Lo ringrazio e procedo, più piano, più timoroso. La valle merita foto che non posso fare, tra buche e curve non mi posso distrarre. Cerco di rubare qualche foto dalle piazzole di sosta ricche di arbusti, a differenza delle bellissime curva nude da vegetazione che regalano paesaggi da brivido. Sono a picco sul fiume, a mille metri di altezza, da solo. Lontano da casa, amici, sicurezze; e accelero per non sentir ciò che penso.

Mai partire senza aver testato i progetti artigianali...
Sosta birra. Ci vuole. Osteria! Spengo. Ordino. Anzi: scendo. Spengo. Ordino. Mi siedo. Vedo ed impreco: il porta ruota è paurosamente inclinato verso il basso. Mi avvicino con dolore sperando non sia ciò che ho già pensato; il proprietario del locale teme che io fugga, senza pagare, senza aver ancora consumato. Non mi conosce, non dice nulla però. Osserva me mentre io osservo lui, il portaruota. Decido di tamponare momentaneamente con una cinghia, legando la ruota alla bene e meglio. Mi sembra una buona cosa, infatti ha tenuto fino alla meta giornaliera!

"Dio ci protegga dai pericoli della strada".
Percorro moderatamente il tratto di strada in valle d'Aveto. Ho già lasciato il Tebbia. Anche qui resto incantato dalla vista della valle. Ad un tratto, su un costone divroccia si staglia la scritta:
"Dio ci protegga dai pericoli della strada". Per leggerla per poco non sbando e mi fermo subito dopo in una piazzola a far una foto. Buona sorte fu. Mezzo minuto dopo, ripresa la via per Chiavari, un camion articolato carico di legname si affaccia in una curva di una strada stretta per lavori. Buona sorte fu che io non fossi in curva in quel momento, ma ancora nel tratto di strada sgombrò da lavori e quindi più ampio. Ho tremato.
Proseguo e Chiavari si avvicina di un chilometro ogni chilometro: a ricordare ciò vi sono lungo la strada una serie di cartelli che, appunto, ricordano che a Chiavari manca un chilometro meno che al cartello precedente. Ogni santissimo chilometro.
A proposito di cartelli... Non posso dimenticare di menzionare una cosa che mi fa riflettere: anche qui è tempo di sagre e feste. E come ad ogni sagra che di rispetti deve esserci della musica. Bene: non ho mai visto tanti manifesti brutti, insulsi ed idioti quanto quelli che ho visto qui, per pubblicizzare i divi locali. Giovani, anziani, giovanissimi maestri di liscio con tanto di fisarmonica, donne, gruppi. Anche da noi esiste questa usanza e questa propensione a creare dei manifesti privi di un qualsivoglia gusto, ma qui si passa il limite. Qui i manifesti e le locandine dei Big della festa di piazza sono proprio brutti. Veder per credere!

B&B Case Sottane
Arrivo dopo le varie peripezie della giornata. Luogo dimenticato dalle Divinità. Appuntamento con Ivo, il proprietario, in mezzo alla strada. Lo stesso posto che spetterà di diritto alla mia Lambretta come giaciglio per la notte. Non sono d'accordo, ma non ho alternative. Incateno e mi fido. Dolorosamente.
Per arrivare all'appartamento affittato devo percorrere un labirinto di ortiche, lastre e scalini dissestati. Tuttavia il luogo sembra confortevole anche se sicuramente abitato fino alla sera prima. Lo deduco dagli strumenti per la pulizia ed igiene orale che trovo in bagno, spazzolìno compreso; lo deduco dalla mole di materiale edibile che trovo nel frigorifero. Ma non importa, per ora fa lo stesso.
Esco per cena chiedendo rassicurazioni per il mio ferro. Trovo un affittacamere con ristorante su prenotazione. Sono le nove e non ho prenotato. Chiedo se posso aver del cibo. Mi accomodo fuori del locale; mi offrono salumi, formaggi, vino, torta, caffè e liquori. Non potevo di meglio sperare. C'è lì una compagnia di persone del luogo, o quasi. Divertenti i racconti sulla caccia e sull'arte culinaria italiana. Aneddoti un po' di tutti i tipi si alternano al tavolo. Io distrattamente ascolto, o registro per farmi due risate con gli amici apportando le prove di quanto racconto o racconterò. Torno verso la mia stanza.
È buio pesto, mezzo chilometro abbondante in solitaria, in mezzo al nulla, in luoghi che non si conoscono minimamente è una bella cosa da fare solo se si ha un buon motivo...



mercoledì 7 agosto 2013
Verso Firenze. Il caso non esiste...

Ore 8.50. Sveglia.
Non mi sarei mai alzato; il clima della camera era perfetto: fresco e rilassante, nessuna zanzara. Mi piaceva. Tant'è, mi sveglio e mi alzo, oggi la strada è lunga: 270km circa, attraverso la via Aurelia e la statale 69. Meta Firenze. Apro la finestra della stanza e mi saluta un timido sole. Lo squarcio di panorama è comunque invidiabile, vedo il locale in cui ho mangiato la sera prima, la cima del monte che non so ancora di dover attraversare e gli orti delle case vicine. Qui ogni abitazione ne possiede uno. L'aria è tersa.
Lestamente passo dal bagno per scendere a fare colazione. Esco ed Ivo, il proprietario del B&B, mi nota prima che io cominci a pensare ad un modo sonoro ma educato di farmi sentire e richiamare la sua attenzione.
Salgo da lui ed apprendo, sorseggiando in caffè, che prima abitava a Milano e che si è trasferito per cambiare aria, per vivere una vita diversa - esa in tasse - e tranquilla.

Esco, saluto i gatti, c'è ne sono un sacco, e vado a prepararmi per l'attraversata. Entro nel mio appartamento. Sistemo tutto e, senza bagagli, vado a veder se la Lambretta è ancora in mezzo alla strada, dove l'avevo lasciata ieri. Fuori dall'uscio trovo una carcassa di topo, a cui prima non avevo prestato attenzione. Piacevo ai gatti, mi hanno fatto dono della loro colazione; e se il buon giorno si vede dal mattino... Scendo una miriade di scalini malmessi e all'ultimo un rumore mi incuriosisce: un rivolo d'acqua attraversa il bordo strada. Capisco che è il metodo che qui si usa per l'irrigazione degli orti, tutti abbarbicati sui lievi e morbidi bordo strada. Lancio l'occhio più in là: il mio ferro è dove doveva essere! Sorrido e sospiro... Tutto regolare! Anche per la Panda della sera prima!

Riporto giù tutto, pronto al carico. Sistemo all'istante e astutamente il problema al supporto gomma che si era rotto il giorno precedente, mi guardo in giro, saluto una signora anziana che mi fa notare che è una mattinata calda e, dopo aver chiesto indicazioni a destra e a manca sulla strada da percorrere, pedalo e parto. È già tardi. Le nuvole in cielo mi insospettiscono ma non ho grosse alternative: devo andare... Direzione: il primo paese segnalato, ossia Varese Ligure. Non è lontano ma ci son due monti da scavalcare, poco sopra i mille metri ciascuno. Da Varese in poi tutto dovrebbe essere più semplice. In teoria…

Percorro la strada senza intoppi particolari, assaggio la prima pioggia da quando sono partito e faccio qualche particolare incontro: sulla sinistra della carreggiata, ammansite dalla dolcezza del luogo e dal pasto, un piccolo capannello di mucche sta sdraiato. Mi fermo: mi guardano, io guardo, loro mi guardano. Stringiamo tacitamente un accordo di non belligeranza, ci lanciamo l'ultima occhiata, quasi certi di non vederci più. Riparto. L'asfalto è umido e nell'aere c'è profumo di pioggia, la qual non voglio assolutamente testare sulla mia pelle.

Odio quei disgustosi poster dei musicisti della fiera paesana ad alta popolanità! Lo so, già detto. Ma... Non lo faccio apposta, ma non riesco a non vederli... A a non fotografarli. Tra l'altro rivedo in una di queste locandine giganti gli antenati dei Folkstone e provo timore per la sorte di Dj Prezioso.

Corro, esagero; sceso dai monti ora si corre di più, e accelero per recuperare quella sensazione di reattività che mi mancava da un po'. Voglio arrivare a Varese Ligure, subito, per non bagnarmi troppo, visto le già insistenti gocce di pioggia.

Varese L. 353 m sul livello del mare.
Arrivo, acceleratore spalancato. Ed enorme delusione. Non c'è nulla.
E invece no. Mi sbagliavo! Dopo una curva una torre mi appare quale simbolo di civiltà e subito dopo uno storpio, alla mia vista, alza entrambe le stampelle al cielo! Mi accoglie come un vincitore, un messia, come si accoglie l'imperatore che torna vittorioso dalla guerra... Neanche mi aspettasse. Rimango incredulo. E mi fermo al bar successivo. Una vineria, l'ora è propizia, mi presento all'oste ed ordino un rosso; mezzogiorno è già passato.
Mentre attendo, noto con piacere che le donne del luogo sfoggiano dei seni, delle poppe, non indifferenti! Anche le straniere che passeggiano sul marciapiedi!
Fuori, sul tavolo accanto al mio, alla destra, delle ragazze indigene si dimostrano poco raffinate ma efficaci. Intuisco dai loro discorsi che una è di origine albanese, ma ha pure una flessione ligure invidiabile!
E tuttavia non manca il lavoro rurale…

Alla mia sinistra invece una coppia di stranieri, corredata da bimbi, sorseggia del vino bianco ed ordina del cibo. L'uomo, dopo un po', incuriosito dal mio destriero, e vedendo in me il proprietario - a dire il vero avevo il casco ben in vista - inizia una conversazione che tengo con il mio inglese non perfetto ma per lo meno ben comprensibile, per il quale ricevo anche un timido complimento. Sovrano della conversazione, mi viene offerto del vino, che non rifiuto: vengo a sapere che in Svizzera - l'uomo è di origine tedesca da parte di mamma, di babbo iraniano e tuttavia risiede in Repubblica elvetica, patria della moglie, insomma un bella mescolanza di etnie- non sanno che il nostro ex premier ha dato della "culona" alla Merkel, e che anche in Germania le cose funzionano, a coruizione, come in Italia. Vengo a sapere che è un commerciante di borse e tessuti, parliamo di affari; racconta che ha tre figli di cui una coppia di gemelli, che dice essere venuti al mondo dopo aver bevuto due bicchieri di troppo -lui voleva solo una bambina da accompagnare al maschio più grande-... inoltre mi dice tante altre interessanti cose sulla politica tedesca. La chiacchierata si esaurisce con il contenuto della bottiglia e prima che mi venga offerto dell'altro, pago il conto e salgo in sella, non senza prima aver lasciato un mio contatto per la compravendita di una Lambretta italiana!
Parto e foraggio, subito dopo una curva, i cavalli. A peso d'oro.
Sono le 15 quasi. Sarà una sfida arrivare a Firenze ad un'ora decente…

Lungo il percorso resto impressionato dal freddo di una galleria. Non lunga, ma gelida.
All'altezza di Brugnato, mentre cerco di capire dove devo andare, incontro un ciclista tedesco che mi chiede indicazioni per La Spezia. Ne sa più lui di me, tant'è che alla fine è lui ad indicare la via. Mi dice che sta andando a Trapani. Trapani??? Si, Trapani; e solo con le sue gambe: "no petrol, only legs!". Gli stringo due volte la mano, se lo merita... lo sorpasso e lo saluto. All'altezza di massa, dopo aver ben corso, un anziano signore in scooter, dopo essersi accostato più volte a me, mi ferma e mi dice, attendendo che la luce del semaforo scendesse: "hai anche una ruota un po' sgonfia". Gli rispondo -fingendo di guardare e sorridendo- che l'avrei gonfiata poi. La cosa che mi ha fatto sorridere però, è come me lo ha detto. Più che altro è quell' "anche" che mi ha colpito. Perché se ho "anche" una ruota sgonfia, significa che c'era dell'altro che non andava, e che quello era solo il termine di un ragionamento più ampio. Avrà notato l'insieme delle cose... Chissà!
Subito dopo, altro semaforo, odo della musica a volume smodato. Mi volto e penso ad un giovinastro. Mi ritrovo un sessantenne alle prese con musica brutalmente commerciale.
Sulla Aurelia, all'altezza di Pisa noto che è già l'ora delle prostitute. Già agghindate e lucidate. Proseguendo vedo sedie ai bordi di una strada secondaria. Un po' di comodità non fa male penso, mentre accelero e scattante volgo alla volta di Firenze, non senza prima aver pensato ad una pausa, in una pasticceria dal bagno rumoroso: vi era una ventola che, con il suo cigolio, sarebbe stata degna protagonista di una canzone in stile idustral metal. Non l'ho potuta registrare, un vero peccato per gli Enkel Vag! Scalcio e pianto gli speroni sul ventre del mio purosangue. Ho fretta.

Passo Scandicci in incognito per non dare nell'occhio, o meglio, nell'orecchio. Motore in quarta a filo di gas. Mi scappa una accelerata. Massì, oramai sono alle porte di Firenze, e quando accelero la mia Lambretta non fa rumore, ma musica! Assaporo il profumo dell'Arno, da qualche chilometro ora mai. Quel profumo che si chiamerebbe odore se fossi a casa, ma che qui è fragranza di acqua stantia. Firenze è mia, conquistata dal messia che fa roteare in aria le stampelle agli infermi e che lotta alla pari con gli elvetici persiani!

Arrivo a destinazione: un amico mi ospita al "centro di spiritualità". Il nome? SICAR! Un nome in programma. È qui con dei ragazzi della sua parrocchia. La mia camera è la sala intitolata a "Gesù Maestro". Non può esser una coincidenza... Il caso non esiste…


giovedì 8 agosto 2013
Firenze e Chianti: corre il cielo sopra di me.

Sono testardo. Lo so. Troppo. Preferisco il sangue al burro, ma posso migliorare. Tuttavia, preferisco anche aggirare le regole piuttosto che infrangerle. Sono fatto così. E quando sbatto la testa contro i miei errori mi fa male.

Ore 7.45: sveglia umana in azione.
Due ragazze entrano nella sala di "Gesù Maestro", il mio alloggio provvisorio. Tanto provvisorio che è il luogo in cui stazionerò di più in questi giorni. Una stanzialità provvisoria insomma. Sono animatrici del gruppo a cui aderisco esternamente grazie ad un'amicizia di cui godo da anni. Don Barujo, come lo chiamo io, è amico di infanzia. Ne abbiam fatte di tutti i colori assieme. Le bottiglie di grappa vuota non lo possono più ricordare, ma il loro vuoto fa da sacro testimone.
Le donne mi fanno visita - ho l'impressione di aver già sentito questa frase- e mi svegliano: la colazione sarà pronta in dieci minuti. O meglio, loro dicono qualcosa che io distrattamente, nel torpore del primissimo risveglio, dico di aver capito, ma che mi si rivelerà più compiutamente alla coscienza almeno cinque minuti dopo. Elaboro. Sobbalzo e mi alzo. Non sono ancora in ritardo. Spalanco per andare in bagno. Oggi non salgo in Lambretta: "...only legs" -come mi disse ieri l'arguto forestoero -, la mia testa lo sa e cerca di compensare come può. Arrivo a tavola. Più che tavola una mensa: 30 persone almeno. Si sente un odore di ormone in subbuglio nell'aria, sono dalla parte dei maschi. Ovvio: devo guadagnarmi la loro fiducia, questo è il motivo della mia permanenza. Una volta saziato lo stomaco prendo una guida con cartina della città offertami da Don Luca, un caffè in cucina e decido di partire. Di scoprire. A piedi.

Esco: sono già in centro.
Magnifica Firenze, ad ogni piè sospinto lo sguardo verticale da turista che mi ritrovo mi stupisce. Ovunque mi giri è bello.
Santa Maria Novella, Santa Maria del Fiore, battistero e campanile di Giotto... Marmo, pietra, sudore e sangue; questa non è plastica, sotto non c'è il marchio Made in China! Spettacolo a cielo aperto. Gironzolo tra queste meraviglie ma non entro. In compenso scopro che la porta del battistero di Ghiberti è una copia del 1990 e non l'originale. Ho visto la copia quindi anche l'ultima volta che ci venni, molto tempo fa? Certo che si. La mia ignoranza dilaga.
Viro verso le cappelle medicee passando in mezzo alle sempiterne bancarelle. Noto che il pellame, giacche, borse, cinghie, cinture, ecc... è un commercio in mano a marocchini e nord africani. Non mi stupisco, la cosa non mi è nuova.
Arrivo davanti alle cappelle e osservo: bello. Tutto bello. Un Wine bar attrae la mia attenzione. Sono solo le 10.45 ma un vinello toscano potrebbe rinfrancare la mia gola arsa al caldo sole mattutino.

Chianti, senza dubbio.
Ordino in bicchiere di Chianti. La mescita è generosa ed il mio stomaco, soprattutto vuoto, si prepara. Al primo sorso si rallegra. Vorrei chieder dei crostini, qualcosa di salato, ma vedo al banco solo brioche e dolci vari: desisto. Il Chianti si fa apprezzare anche così. La clientela del locale è varia, stranieri per lo più, dopotutto lo sono anche io... Arriva anche il cugino spagnolo degli ZZTop, accompagnato dalla sua donna. Una coppia memorabile di cui voglio un effige che rubo imprudentemente.
Finisco di sorseggiare il calice e la gradazione si fa sentire. Mi alzo dalla sedia: una bella botta, senza dubbio, a stomaco vuoto l'alcool si fa sentire... ma con che classe! Pago il conto. Mi viene chiesto se sono uno studente; ovviamente rispondo di si, ma di un'altra città, Venezia. Provo che la cosa è vera mostrando un tesserino universitario che tengo sempre con me per queste occasioni. Pago con uno sconto, senza batter ciglio; sorrido, saluto, mi avvio lento, molto lento, sotto il sole nella città del giglio. "Devo sembrare proprio uno studente" penso, con la borsa a tracolla e il vestiario "scanzonato" che mi copre. Probabilmente questo wine bar riserva sconti agli squattrinati studenti universitari, facendo pensar loro che questo sia il migliore locale del centro che possono permettersi. Promuovo la loro iniziativa, senza dubbio; e promuovo anche l'occhio gentile della cameriera che ha fatto il conto; poteva fidarsi, anche senza tessera di prova! Il vino mi attutisce i sensi, o forse è il caldo, o forse la commistione micidiale dei due. Decido che a pranzo voglio offrire la stessa ebrezza a chi mi ospita ed entro in una vineria per recuperare una bottiglia di rosso. Chianti. Ovvio.

Il negoziante mi aspettava, ansioso. Chiedo del vino, rosso, toscano e buono, come quello che ho bevuto appena qualche minuto prima. Mi consiglia una bottiglia che prendo senza dubbio, non senza prima aver avuto prova della sua perizia enologica. Logorroico, anche dopo il pagamento della bottiglia, mi dice che è lì da anni e che l'attività era prima del padre. Non nello stesso posto, ma 100 metri più in là dove ora sorge in hotel di lusso della famiglia "Diesel". "Rosso", correggo io. Si, certo, lo so... Mi parla di hotel di lusso, di crisi, di suite da dodici milioni di lire, di vini costosi non più venduti e dei bei tempi andati, quando uno sceicco comprò dieci milioni di lire di bottiglie dal babbo.
Serve una cliente e torna da me. Per sbrigare la faccenda al più presto -lo stomaco urla: "per favore, ingoia un tozzo di pane, aiutami- dico che tornerò nel pomeriggio. L'intenzione era buona, il risultato meno. Dice che è sempre lì, tranne mezz'ora per mangiare, che la sorella è in vacanza e la deve sostituire, che è lì fino alle 19.30 circa. Mando in pausa il cervello, spero entri un cliente. Così è e ciò lo costringe a favellar idioma straniero. Prima intelligentemente mi congedo. Non so se tornerò. Ma il vino a pranzo era buono: 14 gradi, che poi apprendo esser 13 perché lo scarto ammesso è di circa un grado alcolico. Perizia enologica italica!
Sudo prima di arrivar al tavolo dell'istituto in cui albergo, il vino non fa più effetto, sceso com'è tra la pelle e le tele che mi adornano le pudenda ed il torso.
Rinnovo il gusto del Chianti poi, seduto davanti ad un piatto di pasta, in compagnia.

Riposo.

Partenza per San Miniato.
Il mio compito: far camminare lestamente dei giovani sedicenni in piena crisi ormonale. Il problema: si fermano a guardare e a commentare ogni figura femminile in giovane età. La soluzione: distrarli, parlar di auto, moto, motori, sigarette ed usare il turpiloquio dialettale più becero; far pressione dicendo che più si va avanti, più gnocca c'è. La cosa funziona, ho una dote naturale: distraggo.

Arriviamo in cima e all'inizio della salita vedo due ragazze. Sembrano prostitute sul bordo di una strada. Anzi: io le voglio vedere come tali, tanto sono stato abituato a vederne in giro per l'Italia in questi giorni!
Inoltre scorgo un mezzo da collezione, azzurro; mai visto uno simile. Che sarà...?

La città è ai miei piedi, si vede tutta. La storia è sotto ai miei occhi. Mozzafiato.
Nota comica: una maleducata e retrò famiglia del sud gironzola per la piazza. Sembrano recuperati, come i loro vestiti, da fine anni '70. Vedere per credere!

Salgo a San Miniato, col mio cicerone consacrato, amico di infanzia. Fuori in basso ci attende il cimitero con nomi illustri di Firenze e della storia italiana. Sopra la più bella chiesa di Firenze. Piccola, accogliente, suggerisce introspezione. Bellezza.
Fuori una bimba gioca col suo giocattolo, in mezzo al piazzale. La invidio, mi sento bambino anche io.
Sta volta sto fermo, io, e corre veloce il cielo sopra di me.

Mi corico dopo una doccia e un pasto caldo, in compagnia anche delle sorelle proprietarie del convento. Fuori tre ubriachi napoletani schiamazzano e si prendono in giro tra di loro, a turno.
Riposo. Domani direzione Barbiana e Padova. La strada è lunga. E spero non piova. Ma non lo voglio…


sabato 10 agosto 2013
On the road: Firenze, Barbiana, Budrio, Ferrara, Padova. One Shot. Con stile.

Sveglia umana. Giorno successivo.
Stessa ora. Le due donne. Anzi, solo una oggi forse, non ne son sicuro, la mia aura si deve esser dimezzata in potenza... Mi sveglio con la stessa modalità di ieri.
È un vizio che ho da due giorni... Asciugamano. Scatto in bagno, mi rendo relativamente presentabile, o meglio, faccio quanto posso.
Ma. Doveva piovere e guardo fuori: c'è il sole! Neanche una nuvola, non minacciosa almeno, ma solo piccoli e innocenti agglomerati bianchi a colorar il cielo. Ho detto che non volevo pioggia? Certo!
Faccio colazione con la truppa, in fondo, come al solito o meglio, come da due giorni a questa parte; zona maschi. Li sento confabulare, già al mattino vogliono fare qualcosa di mitico per la notte. Non li contraddico, uso la psicologia inversa: "Su ragazzi, dai! Un bel falò, con la fiamma ossidrica! Oppure... Dei petardi nelle camere degli animatori, che spettacolo, ci pensate? Dai ragazzi, se la dovete fare, fatela grossa... ". Ridono per cose che mai faranno...
Finisco il liquido zuccherato nella tazza, i ragazzi sono troppo gentili, mi trattano troppo bene, come un ospite. Ma io mi sento uno di loro e decido di andarmene il mattino stesso. Mi consulto con Barujo, ho la sua approvazione, ringrazio e saluto i ragazzi, la animatrici, lo stabile. Carico le valigie e parto.
Metto in moto e mi accomodo sulla pelle della sella. 9.30. Direzione Padova.
Ho in mente solo una sosta, se il tempo lo permette. Ma si vede: il sole è generoso e l'aria non è caldissima. Si può fare. Esco da Firenze senza grandi difficoltà, direzione SS65, Bologna.

Mi fermo a fare colazione in un paese tra la colline. Un paese di cui non ricordo il nome. Uno di quei paesi che sopravvive grazie alle pensioni dei più o meno - ma soprattutto meno - giovani abitanti. E si vede... Parcheggio senza indugio, mi guardo attorno e noto che, nella piccola piazza, ci sono tre rivendite di piante e fiori, una vicina all'altra. Mi chiedo come ciò sia possibile: il cimitero sarà vicino, certo, lo vedo, ma dovrà pur essere colmo per assorbire tutti quei petali attaccati ad un gambo! Capisco anche che la tendenza al riempimento è in rapida ascesa appena saliti gli scalini per accedere al bar.
Entro nel locale ed ordino orzo e brioche. Mi servo da solo, mi porto al tavolo il tutto, mi siedo e consumo la mia seconda colazione. Ne avevo proprio bisogno. Davanti a me la strada. Alla mia sinistra gli strilloni dei giornali tra i quali uno in particolare carpisce la mia attenzione. Cerco di leggere il testo, di decifrarne la lingua... le parole usate appartengono al vernacolo italiano. Non sono lontano dal titolo del giornale: Il Vernacoliere, in dialetto toscano ed in italiano. Sorrido. I toscani sono proprio grandi. Pagando il conto decido di chiedere di quella pubblicazione. Esaurita.
Pago lo spuntino mattutino e decido che io devo avere quell'ameno libercolo. Scendo gli scalini che portano alla piazza fiorita e scateno il mezzo. Proposito: mi fermerò alla prossima edicola e troverò quanto cerco. Così è. Mi fermo, chiedo, trovo, compro e riparto. Strada in salita, la Lambretta non è scattante come prima, forse l'altura la soffoca, l'ossigeno le manca. Non è stress. Rimedierò con della buona miscela, di marca. Qualche litro dovrebbe bastare. Se non dovesse bastare la rivisiterò, d'altra parte, sono dottore...
Corro. Seguo per Bologna, passando Montorsoli, giro ad uno svincolo, indicazioni per Vicchio. E sulla strada un insignificante indicazione: Barbiana. Quella è la mia meta.

Salgo la strada che porta al paese. È ripida, tortuosa, tornanti in prima, salite in seconda. L'asfalto è ruvido, malfatto, rovinato dal tempo e dalla natura, pieno di ghiaino verso i bordi. Proseguo con mezza lacrima che mi riga il viso, sono felice, non pensavo sarei arrivato veramente fino a qui. Anzi. L'ho sempre pensato, ma forse non sono mai stato serio... So dove sto andando.
Vedo la mia meta, conosco un po' la strada, ho dei ricordi ancora abbastanza nitidi. Sorrido sotto la visiera. Proseguo sull'asfalto, alla mia sinistra lascio la strada sterrata che non ho mai fatto, neanche 15 anni fa, neanche a piedi. Forse non c'era. O forse c'era e nessuno ancora lo sapeva. Territorio ripido, tortuoso, via stretta. Eppure qualcuno in passato già l'ha percorsa, con una Lambretta, in esilio. Ce la avrei fatta pure io.
Trovo degli scout, in cammino. Li saluto, com'è costume tra di noi; come loro anche io ero qui molto tempo fa. Gesticolano animatamente al mio passaggio, sento una parola nel vento: "GRANDEee!". Rispondo: "Grazie ragazzi!"
Gli ultimi metri mi spaventano: la strada è bianca, in ripida discesa. Torno indietro, ricontrollo i cartelli: si, corretto, di là. Torno all'imbocco della strada mai asfaltata. Chiedo consiglio all'unica persona che vedo. Sale con un fuoristrada e mi dice che in Lambretta la via è percorribile, anche al ritorno. Vado. E tutto va bene. Arrivo al piazzale, davanti la chiesa di Sant'Andrea. Tolgo il casco, i guanti, mi guardo attorno, guardo in alto: altri scout. Spengo il motore. Saluto a modo. Sono arrivato.
Barbiana ha solo turisti, non abitanti.

Volevo respirare quest'aria. Va a capire perché. Ci venni molto tempo fa, mi infortunai, ad un ginocchio, e non riuscii a fare la strada con i miei amici.
Qui venne in esilio - non volontario - un religioso che negli anni '60 inventò una scuola. Ma non solo una scuola. Un metodo. Non sono particolarmente religioso, non osservo tutte le festività, impreco anche spesso in alcuni momenti. Ma qui non si tratta di religiosità ma di esseri umani, di uomini. Apprezzo e stimo chi difende dei principi e si dedica a loro, chi aderisce con le parole al pensiero a costo di sacrificio. E Lorenzo era un dritto, tunica o meno, non è importante.
Mi soffermo a pensare. A guardare la piscina degli anni '60, creata vicino all'unica struttura nei paraggi: un mare per chi ci si tuffava.
E penso che le piccole cose vanno accudite, che dopo tutto i miei problemi non sono gran cosa e che le innovazioni, le rivoluzioni, partono da poco. Dalla convinzione di una persona. Mi basta così.

Trovo un manipolo di persone, in una stanza. Scambio due chiacchiere con uno di loro. Vengono in bicicletta, da lontano. Da Padova. Di tutto il mondo, ritrovo Padova a Barbiana, un borgo che borgo non ha e borgo non è, abbarbicato sulle montagne, ricordato solo per "Lettere ad una professoressa" ed i suoi autori.
Chiacchiero ancora, scopro la passione dell'uomo con cui parlo per la moto. Mi indica alcuni itinerari che mi annoto. Altri tour in solitaria da preparare, penso; va tutto bene.
Dall'interno della stanza una ragazza dagli occhi pinti mi osserva. Scambio fulmineo di sguardi. Capisco. Da fuori sento le parole di spiegazione sulla scuola, sul metodo.
Mi allontano e visito un po' i dintorni, ricordo quasi tutto; un cavallo si aggira per il sagrato e la zona vicina alla ex canonica. Non ne avevo mai visto uno allo stato brado, senza briglia, senza steccato, libero.

Saluto e vado. Temo la strada bianca e la drastica salita finale. Leggero come una farfalla salgo. Appoggio un piede e tutto va bene. Mi ritrovo sull'asfalto e scendo molto lentamente. Torno verso Bologna, la strada strada statale è a pochi chilometri. Accelero e vado, verso Padova penso, forse. Sono le tredici passate. Tra poco avrò fame.

Barberino del Mugello.
Vedo il lago Bilancino. Non so dove cada l'accento tonico. Località Le Maschere.
Ore 13.30, circa. Mi fermo su un locale. Una vineria con ristorante. Parcheggio. Il posto è deserto, vuoto. Una gentile e premurosa cameriera mi chiede se voglio mangiare. "Se fosse possibile si". Ho fame... E già intuisco che non sarà il pranzo più economico che abbia mai fatto, ma non mi preoccupo, voglio mangiar bene e so che in Toscana si può.
Dopo di me arrivano più di dieci persone, alla spicciolata.
Ordino una tagliata, con del Morellino e chiedo di poter caricare il telefono. La cameriera con grazia mi accompagna alla presa di corrente dove abbandono il telefono per un'ora circa.
Ottima tagliata e ottimo vino, accompagnati dai sorrisi della cameriera che si preoccupa anche di farmi notare che la sella della Lambretta è al sole. Le dico di non preoccuparsi, che a breve sarò a casa e le comodità non mi mancheranno.
Mi viene proposto del dolce. Tiramisù della casa, senza dubbio, che la cameriera prepara personalmente, dicendomi di aver avuto cura anche di farsi "scivolare" la mano con la quantità. Cosa che mi fa piacere. Anche perché il dolce è buono davvero! Caffè e conto. Per sicurezza chiedo, alla persona che oramai mi aveva servito per tutto il pranzo, che vino mi avesse portato. Sottovoce mi risponde, e dice anche la cantina che lo rivende e la località in cui trovarla. La cantina - non lei, la cameriera.
Annoto tutto, ringrazio per la premura, saluto gentilmente e scaldo il ferro. Salgo.

Salgo.
Salgo.
Salgo.
Leggo: passo della futa. Che non sono sicuro dovessi fare, nei miei programmi. Ma tant'è, verso nord mi porta...
All'altezza di Monterenzio faccio una sosta. Birretta. Ordino ad una cameriera svampita e attendo fuori. Odo i vecchi ed accaniti giocatori di carte azzuffarsi per dieci punti, le bestemmie roteano nell'aria. Mi sento a casa. Quasi.
Consumo e pago. La cameriera si è svampita e ulteriormente. È giovane ma stordita.
Esco da quel postaccio, ascolto le ultime bestemmie e parto. Una fasulla ragazza-a-bestia si siede sulla sedia di mia pertinenza fino a qualche minuto prima. Mi osserva per tutto il tempo finché mi abbiglio e mi assesto il casco, ogni tanto distoglie lo sguardo. Rubo una foto.
Trovo sulla mia strada un muletto che sbanda in modo periglioso. Immagino il proprietario provenga da un'osteria. Sorrido, rido.

Pedalo e corro. Vado, veloce. Corro. Durante il percorso mi sovviene alla mente che Budrio potrebbe essere la meta successiva. Budrio? Perché? Perché è la patria della mia Lambretta! E lì sta il proprietario! Spalanco. Il paesaggio è bello. Incantevole. Giallo.
Passo Bologna, la lascio a lato. Arrivo a Budrio e ho solo un nome. Non una via, non un telefono. Cerco invano nell'elenco del telefono online. Nulla... Idea: fermo dei passanti, chiedo se conoscono la persona che cerco. Tutti dicono: "ma in che via si trova?". Grazie, se lo sapessi sarei già lì.
Desisto. È l'imbrunire.

Punto su Ferrara, il mio meccanico di fiducia ed amico finisce alle 19.00 di lavorare, vorrei salutarlo. Ci troviamo in un parcheggio davanti ad un supermercato. Scambiano un'ora di chiacchiere. È tardi e miro Padova, non senza prima aver abbeverato al due per cento il destriero. Lascio le minacciose nuvole di lato. Corro, inseguo una moto che mi ha sorpassato appena fuori Ferrara per un bel po': Davide contro Golia. Golia vince: sono senza faro anabbagliante, l'abbagliante illumina la via in lontananza, non le buche vicine. Ma Padova è prossima. E le nuvole nere anche. Presto sono a Monselice, Battaglia Terme, Padova. Tangenziale, di corsa! Col pensiero ho già ordinato uno spritz, con qualche messaggio riunisco gli amici al bar per fare festa!


Entro in riserva a dieci chilometri da casa. Avevo calcolato di poterci arrivare senza soste, e ci arriverei; ma non rischio e mi fermo. Sosta veloce, con un marocchino che mi chiede se ho dell'acqua per la sua macchina in difficoltà e già col cofano aperto.
Salgo in sella, in cinque minuti scarsi sono al bar. Scendo. Non una goccia d'acqua dal cielo, e poca nei liquidi che trangugio. Racconto le mie avventure, fino a mezzanotte, quando comincia a piovere. Mi bagno per due minuti, leggermente, appena appena, tanto per gradire, prima di tornare a casa e sentire il diluvio scatenarsi fuori.
Apro la porta. La mia scrivania mi attende, regolare, tutto regolare. Tutto come l'avevo lasciato... Ma io sono più ricco.
Stanco morto mi dirigo, volontariamente questa volta, sotto l'acqua - calda; doccia. La purificazione.

FB Slow Tours Blogger

FB Storie, racconti e cose. A vanvera.
jackomino Posted - 23 set 2013 : 09:07:22
Bella Claude !

io proporrei giro con raccolta fondi a scopo benefico, contattando i vari comuni/pro loco che desideri "toccare" nel tour: tu ti fai un bel giro e raccogli fondi per una buona causa.

Scriverei anche a FMI/ASI, quantomeno per pubblicizzare l'evento

Quindi mio consiglio: pianifica bene il giro e poi inizia a chiedere supporto, se non hai un piano ben chiaro solo gli amici ti daranno supporto, "organismi" più complessi sicuramente no...

E NO SMS MODE io ci sono (per qualsiasi cosa)ovviamente !
Jack
Pirata In Lambra Posted - 22 set 2013 : 12:14:05
complimenti claude...
complimenti davvero!

quando muoio voglio essere cromato
Claude03 Posted - 22 set 2013 : 11:29:25
Grazie Tino,

è già stato l'inizio di un mio stile di viaggio. Grazie per l'augurio...

facebook . com/EnkelVag
Claude03 Posted - 22 set 2013 : 11:24:07
Ciao a tutti!

Ho visto la mia foto in mostra a Torino... e anche quella della vespa del link sopra. Se siete da quelle parte entro oggi la mostra è ancora visibile! Ed è mooolto bella...
Inoltre...
Ho un insano proposito per il prossimo anno: vorrei fare un tour di 3000/4000 km in Italia, possibilemte in solitaria. Devo solo risolvere il problema di come recuperare i soldi della benzina, sto recuperando sponsor, altrimenti non ce la farò mai. Vorrei girare e scrivere, come ho fatto quest'anno. Se avete idee su sponsor, o su come recuperare qualcosa, e vi va di condividerle con me... mi farebbe piacere. Grazie a tutti per avermi seguito fin qui, grazie Jackomino! :-)

facebook . com/EnkelVag
Claude03 Posted - 10 set 2013 : 15:06:44
Sono alla sezione corsi,

sotto le trovi tutte!

P.S. Anche il titolo di questo post sembra essere profetico!!!

faccedalibro . com/EnkelVag
riz Posted - 10 set 2013 : 14:53:32
ancora non sono visibili sul sito, ma non vedo l'ora di ammirarle in piena risoluzione!

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una Lambretta, ti fa vibrare (anche) l'anima!
Claude03 Posted - 10 set 2013 : 14:00:47
Grazie Tino e grazie patry...

ieri ho avuto anche una notizia inattesa e piacevole. Ho partecipato, così, per fare, ad un concorso fotografico del centro visual di Torino. Titolo: appunti di viaggio.
E sono stato scelto per la mostra in esposozione a Torino! Incredibile... la foto incriminata è questa:

_b-copia-150x150.jpg
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non la posso mettere a definizione maggiore ma se cercate la si trova! Ce n'è anche una bellissima di una vespa rosa(?) in mezzo ad un paesaggio incredibile. Che sia uno di noi?
Invidio quella foto perchè avrei potuto essere io!


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patry Posted - 28 ago 2013 : 12:14:26
Che spettacolo!

mi torna in mente la mia vacanza alle 5 Terre, passando per il passo Cisa.. le ansie e i timori, la voglia di strada, sapori, odori e soddisfazioni!

Grandissimo.. anche se io non ho mai fatto in solitaria, la voglia di viaggio ci accomuna

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Vespa or Lambretta? This is the question
tino sacchi Posted - 28 ago 2013 : 10:47:56
strabravo, viaggiare in solitario e' la cosa piu'bella che ci sia, tu,la tua lambretta e basta.Complimenti ancora e che sia l'inizio di un tuo stile di viaggio. tino
Claude03 Posted - 28 ago 2013 : 01:19:49
Grazie Marco per quanto hai scritto!!! ;-)

Ho partecipato ad un concorso fotografico con le foto del viaggio. Non vincerò, ma non è importante... Mi ha scritto anche il vecchio proprietario della lambretta... Incredibile!!!

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Claude03 Posted - 20 ago 2013 : 14:54:23
Salve a tutti,

mi ha scritto lo svizzero che ho conosciuto in viaggio, a Verese Ligure, se qualcuno ha letto capisce di cosa parlo... Vuole una lambretta! Gliene recupero una? Mi aiutate? :-D

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Claude03 Posted - 16 ago 2013 : 16:37:17
Ciao a tutti!

Qui di seguito trovate la mappa col percorso fatto, più o meno. Quello effettivo è un po' più lungo ma ci siamo...
Ah: penso di aver risposto a tutti, tuttavia... se non ho risposto a qualche mail fate sapere, ditemelo pure e scusatemi, ho avuto qualche impiccio in questi giorni...



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